È tregua in Etiopia. La guerra è finita?
Dopo 16 mesi di conflitto civile, migliaia di vittime, e milioni di sfollati, il governo etiope ha finalmente annunciato una tregua. Questa decisione unilaterale è stata presa dopo che milioni di persone nella regione del Tigrai sono state isolate dal resto del mondo per 5 mesi, ed oggi in 5 milioni sono a rischio malnutrizione e necessitano un immediato intervento umanitario. La tregua dovrebbe riuscire a facilitare l’assistenza alimentare e sanitaria per tutti coloro che ne hanno bisogno. La fine della guerra però non sembra essere vicina. Ancora non ci sono stati sviluppi per il ripristino delle comunicazioni e dei servizi elettrici nel Tigrai, e la scarsità delle disposizioni alimentari rischia di aggravare ancora di più la situazione.
Al conflitto interno al paese si vanno ad aggiungere le gravi conseguenze della guerra russa in Ucraina che sta andando a causare un’enorme pressione sui sistemi economici globali, inclusi quelli dell’Etiopia. Riccardo Rabita – Responsabile Paese ad Addis Abeba – ci racconta della percezione vissuta dalla capitale e delle prossime attività che come CEFA porteremo avanti, rimanendo accanto alla popolazione locale.
Il Tigrai è sparito dai radar. Da quando le forze tigrine sono state respinte e il conflitto si è spostato nel nord del paese, la questione sembra non esistere più. Ciononostante, fino a prima della tregua, per mesi è stato impossibile portare aiuti umanitari nel Tigrai via terra. La situazione oggi continua però ad essere in stallo. Continuano ad esserci problemi nei vari confini, in particolare in quello con l’Afar.

Nonostante i recenti sviluppi, la situazione per la popolazione rimane drammatica. All’emergenza in corso si vanno ad aggiungere le conseguenze della siccità in diverse regioni del paese e un’inflazione che rende ancora più difficile il raggiungimento di una sicurezza alimentare.
Negli ultimi mesi e anche con più insistenza dall’inizio dell’anno si è avvertito molto il problema dell’inflazione. C’è recentemente stato un aumento del prezzo del carburante del 30%. Il problema è reale e visibile ogni giorno. Beni di prima necessità, cibo e verdura rischiano di diventare prodotti di lusso. Il problema delle importazioni è un problema che riguarda tutta la regione del Corno. C’è infatti una fortissima dipendenza dal grano proveniente da Ucraina e Russia, e l’Etiopia in particolare importa i ⅔ del proprio grano dai due paesi.
Riccardo ci racconta inoltre dei prossimi passi che prenderemo, iniziando a lavorare nella regione di Gambella, nell’Ovest del paese, per dare una risposta emergenziale all’elevato numero di rifugiati sud sudanesi, ugandesi e sfollati etiopi, e garantire a 120 nuclei familiari vulnerabili un percorso per completare il fabbisogno calorico giornaliero e far fronte al razionamento di cibo nei campi rifugiati.
Come CEFA continueremo a lavorare mantenendo come priorità assoluta la sicurezza di tutte le persone coinvolte, dai colleghi alle comunità. Stiamo iniziando ora a lavorare ad un nuovo progetto emergenziale nel campo profughi della regione di Gambella, dove coinvolgeremo 120 famiglie in un percorso di sicurezza alimentare per garantirgli una dieta bilanciata e la giusta formazione per diventare agricoltori e allevatori di piccoli animali da cortile.