Progetti

Il teatro di strada racconta le discriminazioni di genere: il progetto Street Harmony

08/07/2025

    Abbiamo incontrato il gruppo di 6 artiste e artisti italiani, di recente tornate da 5 giorni di residenza artistica ad Atene in cui hanno partecipato a workshop per accrescere le competenze teatrali e vivere un’esperienza di scambio interculturale con gruppi teatrali di altri paesi.

    Il progetto Street Harmony, coinvolge infatti 3 diversi paesi, Grecia, Tunisia ed Italia, con l’obiettivo di creare una rete per diffondere esperienze di sensibilizzazione nella società civile attraverso l’arte. Dopo la fase iniziale di residenza artistica a fine maggio, ospitata dal partner di progetto Amaka NGO, il progetto sta ora proseguendo con la fase di creazione della performance artistica, realizzata in autonomia dai 3 diversi gruppi teatrali.

    Da tempo in CEFA il teatro viene utilizzato come strumento di comunicazione e sensibilizzazione non formale. Rispetto ad altri, combina una comunicazione molto diretta e stimolante, con cui far passare messaggi come, in questo caso, il tema della lotta alle discriminazioni di genere.

    La sfida del progetto è quella di creare performance diverse tra loro, in grado di comunicare messaggi calati nei contesti locali. Da un lato la condizione della discriminazione di genere e la sensibilità sul tema in Italia non è la stessa di quella in Grecia o in Tunisia, per cui occorre focalizzarsi sulle diversità con cui si applica in ogni luogo e contesto culturale. Dall’altro è comunque importante mantenere un filo comune, per veicolare l’ideale che il problema sia trasversale, tocca tutti e tutte.
    Irene Menghini, CEFA

    Abbiamo chiesto a Giulia e Benedetta, artiste coinvolte nel progetto, di raccontare com’è andata l’esperienza di residenza artistica ad Atene e come sta andando la creazione dello spettacolo. Benedetta, attrice che da tempo lavora con progetti di teatro ragazzi e teatro danza, ci ha detto che ha deciso di candidarsi al progetto perché curiosa di portare in scena per la prima volta nella sua vita il tema delle discriminazioni di genere. Giulia invece, laureata all’accademia di belle arti e con una formazione in danza e performance, era interessata al progetto perché in linea con i temi sociali di cui si occupa generalmente con il suo gruppo di teatro danza.

    È stato molto bello incontrare altri artisti. Ci siamo conosciuti da zero, confrontando i nostri diversi background, e messi alla prova da un punto di vista in primis linguistico: esprimere concetti artistici e politici, con una lingua che non è la nostra e senza conoscersi è stata una sfida stimolante dal punto di vista creativo. Ne è nato anche un confronto tra diversi modi di lavorare: un gruppo poteva aveva un approccio più teorico al teatro, un altro invece più pratico e rivolto all’esercizio fisico e al contatto. 
    Giulia Caponetto

    In Grecia ci hanno insegnato questa tecnica che non conoscevamo che è il playback theatre, che viene in parte dal teatro dell’oppresso e di strada, e che consiste nel mettere in scena delle storie raccontate dal pubblico, in quel caso noi, immaginando di assumere il punto di vista della voce, del corpo e delle sue parti specifiche, come una mano o un piede. La tecnica permette di focalizzarsi sul punto di vista di quell’elemento e sul raccontarne l’interpretazione che da della scena, legata a immagini di vita quotidiana sulle discriminazioni. Ho imparato ad affrontare la paura del giudizio dell’altro e del mio stesso, e come gruppo abbiamo compreso come siamo noi a giudicare noi stessi ed essere discriminanti in vari modi verso gli altri. Il teatro in qualche modo ammorbidisce un po’ questa cosa, la rende più delicata e aiuta ad accettarla per poterci lavorare, attraverso il corpo, la voce e la danza. 
    Benedetta Pati

    Il teatro di partecipazione e comunità permette di rendere il pubblico più attivo e protagonista di ciò che succede in scena, lo fa sentire parte di questa realtà e con il potere di cambiare le cose. Per questo vorremmo portare in scena uno spettacolo spontaneo, lavorando nello spazio pubblico come la piazza, facendo interagire le persone e i passanti che abitano quei luoghi e possono rivedersi in ciò che sta succedendo. Ci aspettiamo un pubblico ampio, e reazioni che potrebbero anche essere avverse rispetto a ciò che raccontiamo.
    Giulia

    Stiamo partendo dal cartellone che abbiamo creato durante la residenza in Grecia, su cui abbiamo scritto osservazioni pratiche e teoriche sul tema, legate agli stimoli di quei giorni e alle nostre esperienze quotidiane di vita. Da questo cartellone, che pone al centro l’idea di rivoluzione, stiamo capendo come poter raccontare alle persone. Cammineremo nello spazio, guardandoci intorno e cercando di far risuonare i sensi dello spettatori, affinché si prenda coscienza attraverso una completa esperienza sensoriale di ciò che c’è intorno. 
    Benedetta

    Nelle prossime settimane il gruppo continuerà a progettare nel dettaglio la performance teatrale e fare prove, in contemporanea con i gruppi di Atene e Tunisi. Lo spettacolo nei prossimi mesi verrà portato in scena almeno in due diverse occasioni, su cui presto vi aggiorneremo.