Testimonianze

Cosa ci fa una gastronoma qui?

13/05/2024

    di Martina Liverani – gastronoma e giornalista
    Questo articolo è tratto dalla rubrica di Martina Liverani sul Giornale del CEFA, il magazine che 3 volte all’anno arriva nelle case dei nostri sostenitori e delle nostre sostenitrici.

    Partiamo da un presupposto condiviso: il cibo è la soglia più accessibile di ogni cultura ed è un linguaggio universale che permette di capire e di capirsi meglio di qualsiasi parola. Mi sono quindi presa queste pagine per raccontare – attraverso i cibi e gli ingredienti – la straordinaria ricchezza della cultura gastronomica africana, partendo proprio da quei territori in un cui CEFA opera e dai progetti di agricoltura e impresa che fanno del cibo uno strumento di emancipazione, sviluppo e solidarietà. 

    Sappiamo così poco della cucina, della gastronomia, delle ricette tipiche domestiche, delle tradizioni o delle specialità che animano i palati di chi vive nel continente africano. Personalmente ne sono affascinata e chi fa il mio mestiere sa bene che c’è grande interesse nei confronti di queste cucine considerate emergenti e tuttavia ancora poco raccontate.

    Così, grazie a CEFA, compirò un viaggio (metaforico, ma – lo leggerete – anche reale!) nelle cucine di paesi lontani e ve le racconterò numero dopo numero portandovi con me alla scoperta di cibi e preparazioni, usanze e ricette. Troveremo differenze ma troveremo anche tante affinità. Perché questo è il potere del cibo: un mezzo di conoscenza reciproca e di aggregazione. Al di là della sua dimensione materica e produttiva, il cibo ne possiede anche una immateriale, sentimentale e rituale. Il cibo si racconta secondo le sensazioni che procura: si associa a idee, ricordi, visioni, umori o preoccupazioni, sogni e desideri.

    Illustrazione di Alessandro Cripsta tratta dal libro Altante di Geogastronomia di Martina Liverani (Rizzoli)

    Se il cibo diventa una bussola per orientarsi nel mondo, allora necessariamente dovremmo mettere al centro del nostro pensiero le relazioni umane, la solidarietà, il gioco, il gusto per la bellezza, il senso del buono, il piacere del dono. Si tratta di ricostruire continuamente vecchie e nuove culture e riscoprire che la vera ricchezza sta nel far fiorire rapporti conviviali, e che i generi alimentari sono sempre collegati ai generi umani!

    Dunque, per rispondere alla domanda su cosa ci faccio qui: il cibo è il modo migliore che conosco per scoprire il mondo e incontrare gli altri. Il cibo mi ha insegnato a non avere paura e nemmeno pregiudizi. Soprattutto, vorrei che il mondo raccontato attraverso il cibo fosse un luogo senza sovrastrutture e confini, perché si ispira alla natura e alla necessità, e la natura e la necessità non discriminano né separano, poiché il cibo è un piacere e un dovere di tutti, come lo sono la terra, il mare, il cielo. Ed è il modo in cui ne godiamo che rende la vita degna di essere vissuta.

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