Con West Pokot c’è un legame che non andrà mai via
Cari amici e amiche del CEFA,
vi scrivo dopo la mia ultima missione a West Pokot, ancora colma di emozione e con già la malinconia di sapere che forse, chissà, sarebbe stata l’ultima. E quindi questo vuole e deve essere un momento collettivo, un pensiero collettivo, che ci faccia riflettere su ciò che abbiamo fatto: insieme.
Partiamo dalla scuola di Krich, un’infrastruttura che abbiamo visto trasformarsi… o meglio che abbiamo trasformato tutti e tutte insieme. Solo un anno fa la scuola di Krich era un luogo fragile: poca acqua, poco cibo, insegnanti che andavano e venivano, ragazze costrette a lavarsi al fiume o a nascondersi tra i cespugli. Oggi quella realtà sembra lontana.


L’orto scolastico che abbiamo costruito è infatti rigoglioso: fagioli, cavoli, peperoni e tante altre verdure assicurano almeno due pasti al giorno alle 78 ragazze della scuola. Ho visto come il prendersene cura sia diventato una parte naturale della loro giornata: a turno raccolgono, annaffiano e seminano con la stessa naturalezza con cui ci si lava la faccia ogni mattina.
Ora le ragazze hanno una latrina in muratura a due porte e un lavatoio: non devono più defecare tra i cespugli né lavarsi al fiume o vicino alla tanica del vivaio sotto occhi indiscreti. Vi immaginate come questo ha cambiato la vita di queste 78 ragazze? La loro igiene, la salute mestruale, la possibilità di frequentare la scuola tutti i giorni.



E sapete che il vivaio per le piante agroforestali nella scuola ha già prodotto più di 1.000 alberi distribuiti alla comunità? Le ragazze li hanno seminati e curati uno a uno, con orgoglio.
Questa rivoluzione, pero’, parte da più in alto, dall’altopiano di Klaan. Nell’altopiano, l’acquedotto che abbiamo costruito nel 2024 corre per 43 chilometri tra rocce e sentieri, portando acqua pulita e continua a circa 10.000 persone. Ricordo il primo viaggio verso la sorgente del fiume Emborong, a 3.000 metri: quattro ore di salita a piedi, il fiato corto, la paura di non trovare nulla. Poi, d’improvviso, l’acqua, con la portata e la pressione giuste. Da quel momento sapevamo di avercela (quasi) fatta.
Questo acquedotto non è nato in laboratorio, ma da decine di incontri con la comunità, ed è stato portato letteralmente sulle spalle degli asini. Sono stati loro a trasportare tubature e cemento, chilometro dopo chilometro, su sentieri impervi. E quando un asino si fermava, si fermava tutta la carovana.
Oggi l’acqua scroscia dai rubinetti delle 256 case e scuole. Nei 5 punti comuni e nei 4 abbeveratoi. Le donne e le bambine non devono più camminare per chilometri con taniche pesanti: non hanno più mal di schiena, hanno più tempo… e voi riuscite a quantificarlo, il valore del tempo? Forse ora hanno anche tempo per immaginare un futuro diverso, ma sicuramente ora hanno tempo per andare a scuola. Anche la salute della comunità tutta e’ di gran lunga migliorata grazie all’accesso ad acqua pulita e sicura – tutti i giorni – a pochi metri da casa; i casi di tifo e diarrea sono infatti diminuiti in modo significativo, come ci ha confermato il comitato di gestione dell’acqua.
E insieme all’acqua sono fiorite nuove economie: agricoltura climate-smart, coltivazioni di avocado, beekeeping. Oggi le famiglie coltivano, vendono e mangiano meglio, e questo ha migliorato la salute soprattutto di donne e bambine/i.

Quello che a noi può sembrare ordinario – un rubinetto che funziona, un bicchiere d’acqua pulita – qui ha rappresentato una rivoluzione, un cambiamento immenso che abbiamo portato noi, insieme!
Per tutti questi anni a West Pokot abbiamo creduto nella potenza silenziosa della cura dell’altro. Ed è proprio in queste abitudini quotidiane che la normalità è diventata per loro un diritto, in una terra dove la speranza ha preso corpo ed è riuscita a cambiare vestito al futuro.
Con l’augurio di continuare insieme a scommettere su questa forza che trasforma, vi abbraccio con gratitudine profonda.
A più acqua, a più vita!
Con affetto,
Irene Sciurpa