Il sogno interrotto dell’Europa
Di Claudiano.jpeg
Mi trovo qui, seduto di fronte al computer, in una fredda serata di ottobre, a radunare le mie riflessioni in un periodo pieno di lavoro e con una mostra in preparazione.
Sono tornato il 30 settembre a Bologna dopo un viaggio di undici giorni in Marocco, tra Rabat, Tangeri, Kenitra, Chefchaouen e Sidi Bennour, accompagnato da Rachid — anima buona e instancabile, operatore del CEFA presso la sede marocchina di Rabat — e supportato da Marta e Giorgia, colleghe fantastiche che mi hanno aiutato a tradurre dal francese le risposte delle persone con cui parlavamo, permettendomi di comprendere meglio le loro storie e sfumature.
Erano anni che sentivo il bisogno di unire la street-art all’idea di un reportage che raccontasse non il mio mondo interiore, ma la storia di chi cerca un mondo migliore, in fuga dalla propria terra. Non sapevo nulla della migrazione di ritorno e ho dovuto approfondire questo tema durante una riunione a Bologna con i vari coordinatori del progetto. È stato difficile capire e valutare quale dei tanti progetti portati avanti da CEFA potesse essere più nelle mie corde, quale tema meritasse un po’ più di luce.
Dopo qualche settimana di riflessione, ho sentito che il progetto in Marocco poteva fare al caso mio, perché il fenomeno della migrazione di ritorno, in una misura meno impattante e rischiosa, riguarda anche una parte importante di noi europei — presente e passata. Partire per cercare una vita migliore e poi tornare, volontariamente o meno per ricominciare da dove si era rimasti, è un grande frammento di tante storie.
Sono partito con l’idea di realizzare foto e video per poi tornare in Italia e finalizzare questo progetto creando installazioni di street-art ispirate a questa esperienza, per raccontare storie di coraggio, di fallimenti e di rinascite di un’umanità in cerca di una vita dignitosa.

Quando sono arrivato a Rabat, ho percepito subito un’ossessione fortissima per l’Europa, nascosta tra i vicoli della Medina, tra i vestiti di grandi brand contraffatti e le magliette di calciatori famosi. Le città che dimenticano se stesse e il proprio passato per inseguire un modello unificato di progresso e consumo rappresentano, per me, la parte più malinconica di ogni viaggio. Mi sono tornate alla mente le sensazioni e le riflessioni di Tiziano Terzani nel libro Un mondo che non esiste più, in cui raccontava i cambiamenti della Cina degli anni ’70: la trasformazione rapida e caotica di un Paese che, nel nome del progresso, demoliva la propria memoria storica e spirituale per aprirsi all’Occidente.
Cercando di mettere da parte questa malinconia iniziale e abbracciando l’entusiasmo di tutto il team CEFA, giorno dopo giorno abbiamo incontrato i vari beneficiari che hanno usufruito o usufruiranno di un aiuto economico e umano per la reintegrazione in una rete sociale complessa e non sempre accogliente.
Ho visto una povertà con molte facce, nascosta dietro storie d’amore finite male, atti di coraggio estremi e sogni interrotti che si chiamano Europa. Ragazzi giovanissimi che si nascondono nel retro dei camion diretti in Spagna dal porto di Tangeri o che si affidano a trafficanti umani, pagati con i risparmi delle loro famiglie, ci fanno riflettere su quanto la ricerca di una vita migliore sia una sfida diretta con la vita stessa.

Di fronte a storie così intense mi è venuto più volte il dubbio che le foto e i video che stavo facendo rendessero davvero giustizia alla vita e all’umanità delle persone ritratte. Non volevo che fosse l’ennesimo safari umano, l’ennesima spettacolarizzazione ed estetizzazione della povertà.
La maggior parte delle persone che torna in Marocco lo fa con un senso di fallimento enorme, amplificato anche dalle proprie famiglie. Chi torna capisce, a proprie spese, che le città europee — tra cui l’Italia — sono realtà in cui è difficilissimo entrare senza una rete di accoglienza e integrazione ben strutturata. Si finisce facilmente schiavi del lavoro sottopagato e degli abusi di ogni genere. Eppure, quella chimera di una vita migliore rimane impressa nel cuore di tanti marocchini, come una fede non scritta o una promessa da mantenere. Il sogno dell’Europa è interrotto solo momentaneamente, ma prima o poi si ripresenterà.
Claudiano.jpeg è un artista, illustratore e musicista. Nel settembre 2025 ha visitato i progetti del CEFA in Marocco per raccontare, attraverso la street art e la fotografia, le storie dei migranti di ritorno e la loro ricerca di una nuova vita.